Melograno e diabete di tipo 2

Nell’ultimo decennio, vari studi hanno collegato il melograno (Punica granatum Linn), un frutto originario del Medio Oriente, alla prevenzione e al trattamento del diabete di tipo 2. Questa revisione si concentra sulle attuali ricerche di laboratorio e cliniche relative agli effetti delle frazioni del melograno (bucce, fiori e semi) e alcuni dei loro componenti attivi sulle variabili biochimiche e metaboliche associate ai marcatori patologici del diabete di tipo 2. Questa recensione presenta sistematicamente i risultati di studi su colture cellulari e animali, nonché di ricerche cliniche sull’uomo. Un meccanismo chiave attraverso il quale le frazioni di melograno influenzano la condizione diabetica di tipo 2 è la riduzione dello stress ossidativo e della perossidazione lipidica. Questa riduzione può avvenire neutralizzando direttamente le specie reattive dell’ossigeno generate, aumentando alcune attività enzimatiche antiossidanti, inducendo attività di chelazione dei metalli, riducendo la formazione di resistina e inibendo o attivando alcuni fattori trascrizionali, come il fattore nucleare κB e il recettore γ attivato dal proliferatore del perossisoma. I livelli di glucosio nel sangue a digiuno sono stati diminuiti significativamente dall’acido punico, dall’estratto metanolico di semi e dall’estratto di buccia di melograno. Composti noti nel melograno, come la punicalagina e gli acidi ellagico, gallico, oleanolico, ursolico e uallico, sono stati identificati come aventi azioni antidiabetiche. Inoltre, la frazione zuccherina del succo è stata trovata per avere polifenoli antiossidanti unici (tannini e antociani), che potrebbero essere utili per controllare le condizioni nel diabete di tipo 2. Questi risultati forniscono la prova dell’attività antidiabetica del frutto del melograno; tuttavia, prima che il melograno o uno dei suoi estratti possa essere raccomandato dal punto di vista medico per la gestione del diabete di tipo 2, sono necessari studi clinici controllati.

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