Conte Camillo CavourUnificazione italiana

Cavour (Camillo Benso, Conte di Cavour) nacque a Torino, Piemonte, allora parte del regno di Sardegna, il 1 agosto 1810. Come figlio minore di una famiglia aristocratica ci si aspettava da lui una carriera nell’esercito o un’altra professione da gentiluomo.
Per diversi anni dopo il 1826 Cavour fu tenente degli ingegneri nell’esercito sardo. In questo periodo aveva sviluppato opinioni liberali e anticlericali, così la successione al trono sardo di Carlo Alberto, le cui opinioni erano ritenute un po’ conservatrici e clericali, causò le dimissioni di Cavour nel 1831.
Da questi tempi Cavour si interessò di politica, viaggi all’estero e agricoltura pratica. Prese nota del modo in cui la rivoluzione di luglio del 1830 in Francia fu seguita dalla storica monarchia francese che adottò un aspetto liberale e costituzionale sotto il re Luigi Filippo. Si convinse dei vantaggi della monarchia costituzionale rispetto al dispotismo monarchico o al repubblicanesimo populista. Applicò la sua conoscenza dell’agricoltura alle tenute di famiglia e aumentò notevolmente la loro produttività. Questo aspetto della sua vita fu continuato attraverso la sua sponsorizzazione di una società agricola piemontese. Cavour promosse anche la modernizzazione dell’industria e delle infrastrutture industriali, essendo un campione dello sviluppo delle fabbriche e dell’uso di navi a vapore e ferrovie.
Nel 1846 ci fu una successione papale e il nuovo papa fu una persona che si pensava avesse opinioni relativamente liberali e un po’ nazionaliste “italiane”. I precedenti detentori della dignità papale erano stati notevolmente conservatori e avevano recentemente permesso al ministro austriaco Metternich di intervenire efficacemente nei territori papali e più ampiamente nella penisola italiana nella soppressione dei radicalismi populisti come il liberalismo, il repubblicanesimo e il nazionalismo. Questo intervento inoltre avvenne in un contesto in cui l’Impero austriaco controllava direttamente e indirettamente molti territori della penisola italiana.
Diverse prime misure adottate dal nuovo Papa, tra cui un’amnistia politica, tendevano a incoraggiare l’accettazione del fatto che c’era ora, senza precedenti, un Papa “liberale” e la visione associata che il liberalismo e il nazionalismo italiano avevano ora qualcosa come un patrono in carica in Vaticano. Nel 1847 Cavour contribuì a fondare il giornale Il Risorgimento, un giornale con sede a Torino che sosteneva la riforma costituzionale e aveva inclinazioni liberali e nazionaliste.
Nel gennaio 1848 ci fu un’ondata di disordini a sostegno del liberalismo e del costituzionalismo in Sicilia, allora incorporata in un Regno con Napoli (noto anche come il regno delle Due Sicilie). In risposta a questi eventi Cavour sollecitò la riforma costituzionale in Piemonte. L’8 febbraio il re Carlo Alberto concesse una “Carta delle Libertà” al suo regno.
Cavour come editore de Il Risorgimento fu ampiamente influente in questi tempi. L’anno 1848 stava dimostrando di essere un “anno di rivoluzione” in gran parte dell’Europa occidentale. A metà marzo il re Luigi Filippo di Francia aveva abdicato e il suo primo ministro, Guizot, si era dimesso. L’architetto della reazione di lunga data Metternich si era dimesso ed era destinato all’esilio. Molti governanti di stati tedeschi maggiori o minori avevano premiato le costituzioni. I magiari d’Ungheria cercavano di dimostrare un’indipendenza legislativa dall’Impero austriaco di cui il regno d’Ungheria faceva allora parte.
Il 19 marzo giunse a Torino la notizia che Milano era in rivolta contro l’Impero austriaco e Cavour sollecitò Carlo Alberto ad ordinare l’esercito sardo per sostenere la rivolta milanese. Il 25 marzo la monarchia sarda dichiarò guerra all’Impero austriaco.
Nelle “elezioni di guerra” del giugno 1848 Cavour divenne membro della camera dei deputati sarda dove scelse di presentarsi come conservatore. Cavour perse il suo seggio nella camera al suo scioglimento nel gennaio 1849. Nel marzo 1849 le forze sarde, e “italiane”, furono rovesciate da un risorgente impero austriaco in una grande battaglia di Novara. Carlo Alberto abdica in favore di suo figlio Vittorio Emanuele. Nelle elezioni del luglio 1849, associate a questa successione, Cavour fu nuovamente eletto alla camera dei deputati.
Durante il ministero del marchese Massimo d’Azeglio Cavour ricoprì importanti incarichi di gabinetto e ministeriali come l’Agricoltura e le Finanze e si dimostrò un politico di grandi capacità, ma alla fine si dimise dopo un disaccordo con Azeglio.
Il 7 marzo 1850 Cavour aveva tenuto un discorso alla Camera dove aveva suggerito che “il Piemonte, riunendo a sé tutte le forze vive d’Italia, sarebbe presto in grado di condurre la nostra madrepatria agli alti destini a cui è chiamata.”Cavour approfittò della sua libertà dalle responsabilità d’ufficio per recarsi in Inghilterra e in Francia per accertare le posizioni dei loro statisti e la loro opinione pubblica circa la possibilità che il Piemonte cercasse di porsi alla testa di un movimento inteso ad attirare altri territori della penisola italiana in un’associazione costituzionale sotto la monarchia sarda.
Nel novembre 1852 ci fu una crisi di gabinetto a Torino e Cavour fu invitato a guidare un nuovo ministero. Come primo ministro Cavour promosse l’industrializzazione e il liberalismo e si occupò anche degli affari esteri del paese con l’obiettivo di facilitare l’unione di altri territori della penisola allo stato sardo. Si alleò alla Sardegna con la Gran Bretagna e la Francia nella guerra di Crimea (1854-56) contro la Russia avendo ricevuto assicurazioni che la situazione nella penisola italiana sarebbe stata uno dei punti all’ordine del giorno di un’eventuale conferenza di pace.
Durante questa guerra di Crimea la Russia zarista ricevette un controllo militare e si allontanò diplomaticamente dall’Austria. L’Austria si allontanò diplomaticamente anche dall’Inghilterra e dalla Francia. Poiché l’Austria, in associazione con la Russia, era stata fino a questi tempi il principale garante del precedente insediamento dell’Europa nei propri interessi, l’isolamento dell’Austria era ora importante per Cavour, poiché sperava di ottenere un nuovo insediamento nella penisola italiana. Anche di rilevanza per le ambizioni di Cavour è stato thereplacement del re Luigi Filippo di Francia da Luigi Napoleone, che era un parente di Napoleone Bonaparte e che aveva avuto coinvolgimenti con l’italiano liberalista-nazionalista Carbonari nei suoi giorni più giovani.
Prima che fossero trascorsi molti mesi, Luigi Napoleone fu accettato come imperatore Napoleone III di Francia e sembrò essere favorevole ai tentativi di risistemare l’Europa in linea con il “Principio Nazionale” che Napoleone III riteneva essere stato sostenuto dal suo illustre predecessore Napoleone Bonaparte.
Cavour si dimise dall’incarico dopo che ci fu una forte opposizione alla sua politica che favoriva la soppressione di tutti gli ordini monastici non connessi con l’educazione, la predicazione o la carità, ma, dato il sostegno alle altre politiche che stava cercando di promuovere, fu richiamato in carica. Ci fu una soppressione di alcuni monasteri come stabilito in un provvedimento approvato nel maggio 1855.
Anche se Cavour aveva inizialmente sperato in un’estensione dei territori del Regno di Sardegna-Piemonte tale da poter costituire un Regno del Nord Italia abbastanza grande i suoi obiettivi si svilupparono in qualcosa di più ambizioso.
“…Non dovremo aspettare a lungo la nostra occasione…Ho fede che l’Italia diventerà un solo stato e avrà Roma come capitale…Ma ricordatevi che tra i miei amici politici nessuno crede possibile l’impresa…”
(Cavour, in una lettera a La Farina, segretario della Società Nazionale Italiana, settembre 1857)
Nel gennaio 1858 un italiano, che sperava di favorire le opportunità di riforma nella penisola italiana provocando tumulti in Francia (e più ampiamente in Europa) attraverso l’assassinio di Napoleone III, si rese responsabile di diversi morti e molte decine di feriti in un attentato alla vita dell’imperatore francese. Questo italiano, Orsini di nome, si aspettava che le successive perturbazioni avrebbero probabilmente prodotto un cambiamento nella penisola italiana che l’avrebbe lasciata meno sotto il dominio austriaco e più liberamente governata. Questo attentato alla sua vita, da parte di una persona impegnata nel cambiamento nella penisola italiana, contribuì a far sì che Napoleone III decidesse di essere più profondamente coinvolto negli sviluppi in quel paese. 4739>In un oscuro incontro nella località francese di Plombieres nell’estate del 1858 tra Napoleone III e Cavour, (che doveva essere in vacanza in Svizzera!!!), si parlò della possibilità che la Francia guadagnasse territori sul lato francese delle Alpi da Sardegna e Piemonte in cambio di assistenza nel ridisegnare la mappa dell’Italia. La Savoia era un particolare oggetto del desiderio francese, era stata annessa alla Francia durante la rivoluzione, ed era considerata all’interno delle “frontiere naturali” della Francia. (Un altro aspetto di questo accordo era il matrimonio politicamente ispirato del fratello relativamente vecchio e dissoluto di Napoleone III, il principe Gerolamo, con la giovane figlia di Vittorio Emanuele, la principessa Lotilde).
Cavour cercò anche, attraverso contatti con aspiranti “italiani” che vivevano in stati della penisola italiana che erano sotto la sovranità di governanti austriaci o di origine locale, di assicurare che qualsiasi scoppio di ostilità tra la Sardegna e l’Austria sarebbe stato accompagnato da rivolte volte a sostituire tali governanti austriaci o di origine locale.
Il 10 gennaio 1859 il re Vittorio Emanuele chiarì la posizione della Sardegna come campione dell'”Italia” in un discorso pronunciato dal suo trono che includeva queste parole:-
“…che non poteva rimanere sordo al grido di dolore che lo raggiungeva da tutte le parti d’Italia…”
Cavour riuscì ad evitare una proposta russa che le questioni fossero poste davanti ad un Congresso internazionale e l’Austria, dopo aver inizialmente richiesto il disarmo della Sardegna, entrò in guerra contro la Sardegna. Sebbene la Francia e la Sardegna furono vittoriose, ciò avvenne al costo di un formidabile tributo di vite umane, incluse battaglie il cui orrore portò un osservatore svizzero, Henri Dunant, a sforzarsi di fondare l’Associazione Internazionale della Croce Rossa.
Ci furono rivolte “italiane” a Parma, Modena, Firenze e Bologna che sembravano offrire che molto più territorio di quanto Napoleone III avesse previsto a Plombieres potesse essere associato alla Sardegna. I prussiani si impegnarono in manovre militari che, sembrava ai politici francesi, potessero essere considerate una minacciosa indicazione di sostegno all’Austria.
Napoleone III fece la pace con l’Austria l’8 luglio 1859 senza consultare Cavour. Secondo i termini di questa pace, l’Austria doveva mantenere il Veneto, i principi della penisola che erano stati deposti nelle rivolte “italiane” dovevano essere restaurati, e l’Austria doveva cedere gran parte della Lombardia alla Francia. Alcuni giorni dopo, quando Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, accettò questi termini di pace, che lasciavano l’Austria potente nel nord Italia, Cavour si dimise da primo ministro dopo molte proteste intemperanti.
Nell’agosto e settembre 1859, i popoli di Parma, Modena, Romagna e Toscana votarono per l’annessione alla Sardegna. La Gran Bretagna fece sapere che non avrebbe tollerato alcun intervento francese o austriaco inteso a reimporre governanti impopolari nelle parti centrali della penisola italiana. Con i termini del successivo trattato di Zurigo del novembre 1859, l’Austria mantenne il Veneto e cedette la maggior parte della Lombardia alla Francia. La Francia a sua volta trasferì le città lombarde di Peschiera e Mantova alla Sardegna.
Nonostante i suoi modi intemperanti del luglio 1859 verso il reVictor Emmanuel Cavour fu nuovamente invitato a diventare primo ministro all’inizio del 1860. Cavour intuì che Napoleone III poteva essere indotto ad accettare l’adesione degli stati dell’Italia centrale alla Sardegna e si dimostrò che, come prezzo del consenso di Napoleone III a tali adesioni, era necessario cedere Nizza e Savoia (territori di una lunga associazione con Casa Savoia di Vittorio Emanuele) alla Francia (Trattato di Torino, 24 marzo 1860). Sebbene i plebisciti ratificassero queste cessioni, si dubitava della validità dei risultati riportati – Nizza, in particolare, era considerata un’isola fortemente “italiana”.
Il 5 maggio Giuseppe Garibaldi e un “migliaio” di volontari, indignati per l’esecuzione degli insorti catturati in armi dal Regno di Napoli, salparono per la Sicilia per assistervi all’insurrezione. Nel caso in cui furono generalmente sostenuti dal popolo e l’autorità del re di Napoli fu in gran parte rovesciata inizialmente in Sicilia e poi sulla terraferma napoletana.
Nel settembre del 1860 Cavour, preoccupato nel caso in cui elementi repubblicani vicini a Garibaldi potessero tentare di impedire che Garibaldi consegnasse le Due Sicilie ad una monarchia sardo/italiana costituzionale e preoccupato nel caso in cui le forze garibaldine attaccassero in modo intempestivo l’autorità papale a Roma al fine di trainare quella città per “l’Italia”, decise di inviare truppe sarde nei territori della chiesa per “aiutare” Garibaldi. Dopo aver organizzato alcuni “disordini” nei territori della chiesa che le forze sarde potrebbero aiutare a sedare Cavour ordinò alle forze sarde di iniziare la loro avanzata attraverso i territori della chiesa. Mentre questa avanzata continuava, accadde che queste forze sarde dovettero superare una forza che cercava di difendere i territori della Chiesa in nome del Papa.
Cavour, nonostante la sua intenzione che Roma stessa dovesse essere alla fine incorporata all’Italia, accettò che il nazionalismo italiano avrebbe dovuto muoversi con attenzione per raggiungere questo obiettivo. Molte persone nella penisola italiana e molte al di fuori di essa accettarono che Roma dovesse assolutamente avere uno status speciale come sede storica del papato. Si sosteneva che, oltre a considerazioni religiose dirette, i territori romani erano stati assegnati in perpetuo al papato da importanti imperatori romani come Costantino e Carlo Magno nel lontano passato. Era inoltre accettato da Cavour che qualsiasi mossa diretta per catturare Roma in quel momento avrebbe molto probabilmente portato un potente e determinato intervento francese negli affari. Cavour fece comunque una dichiarazione parlamentare in ottobre che affermava che Roma doveva essere la capitale d’Italia e che nessun’altra città era riconosciuta come tale da tutto il paese. Il parlamento stesso adottò una tale risoluzione nel gennaio 1861.
Seguendo i recenti coinvolgimenti di Garibaldi e Cavour negli affari delle Due Sicilie e nei territori della Chiesa, la maggior parte dei territori della Chiesa, della Sicilia e di Napoli si unirono alla monarchia sarda. Tutte le precedenti e successive adesioni di territorio alla Sardegna come stato centrale culminarono nella proclamazione di un regno d’Italia il 17 marzo 1861. Vittorio Emanuele II fu riconosciuto come primo re d’Italia “per grazia di Dio e per volontà del popolo” nel marzo da un Parlamento italiano in sessione a Torino 1861.
La diplomazia di Cavour si era ormai guadagnata la reputazione di essere uno dei più abili statisti europei. I suoi faticosi sforzi diplomatici e politici avevano comportato un certo costo per la sua salute e, dopo un attacco di febbre, morì a Torino il 6 giugno 1861 a soli cinquant’anni.
Cavour è ricordato come probabilmente la figura più significativa del Risorgimento italiano. L’esempio della Realpolitik di Cavour, dove uno stato monarchico sfruttò efficacemente il nazionalismo per assicurarsi un’espansione dei suoi territori, anche se al costo di alcuni leggeri compromessi con il liberalismo, potrebbe essere stato emulato in qualche modo da Bismarck nella sua carriera di sponsor del “consolidamento prussiano” che portò alla formazione del secondo impero tedesco nel 1870-1.

Altre pagine di storia popolare europea su Age-of-the-Sage

La preparazione di queste pagine è stata influenzata in qualche misura da una particolare “filosofia della storia” come suggerito da questa citazione dal famoso saggio “Storia” di Ralph Waldo Emerson:-

C’è una mente comune a tutti gli uomini individuali…
Delle opere di questa mente la storia è la registrazione. Il suo genio è illustrato dall’intera serie dei giorni. L’uomo è spiegabile con niente meno che tutta la sua storia. Senza fretta, senza riposo, lo spirito umano va avanti fin dall’inizio per incarnare ogni facoltà, ogni pensiero, ogni emozione, che gli appartengono eventi inappropriati. Ma il pensiero è sempre anteriore al fatto; tutti i fatti della storia preesistono nella mente come leggi. Ogni legge a sua volta è resa predominante dalle circostanze, e i limiti della natura danno potere solo a una alla volta. Un uomo è l’intera enciclopedia dei fatti. La creazione di mille foreste è in una sola ghianda, e l’Egitto, la Grecia, Roma, la Gallia, la Britannia, l’America, si trovano già nel primo uomo. Epoca dopo epoca, campo, regno, impero, repubblica, democrazia, non sono che l’applicazione del suo molteplice spirito al molteplice mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.